VAJONT
(testo e musica Federico Marchioro)

Erano solo formiche via la  pelle e i vestiti
per un sasso caduto nel bicchiere .

Dentro una galleria il mio cuore non lascia traccia.

Ma solo attimi di manovra segnali e  travi d’acciaio.
Sveglio in uno strapiombo attraversato dalla vita
aspetto il mio turno per un raggio di sole

Laggiù negli angoli più scuri dove la notte si perde
firmamento di stelle proteggi il mio cuore
come una luce tranquilla tu rischiari il mio sentiero

Erano solo formiche via la pelle e i vestiti
per un sasso caduto nel bicchiere

Dentro una galleria il mio cuore non lascia traccia.

Un’attimo di catastrofe è cicatrice all’orizzonte
e io non voglio stare solo al freddo di uno strapiombo
aspetto il mio turno per un raggio di sole

In una fuga di primavera le tue parole fanno bene
ridiamo come bambini in quest’alba di prateria
e tu che mangi un filo d’erba e mi chiedi dov’è la neve.

Erano solo formiche via la pelle e i vestiti
per un sasso caduto nel bicchiere.

un mio commento...

Alla diga del Vajont andai per la prima volta con i miei genitori, ero molto piccolo,
ma ricordo  la paura che provai nel trovarmi di fronte a quel disastro, la distesa di terra franata , quell’altissimo muro, e mio padre che, durante il viaggio di ritorno verso casa, mi raccontava di che cosa era successo in quella valle.
Durante gli anni, la storia del Vajont mi è sempre rimasta dentro ma furono,successivamente, lo splendido racconto teatrale di Marco Paolini ed una visita del luogo, fatta assieme agli amici, a risvegliare in me  l’interesse per questa tragedia.
.La canzone poi, partendo da quei fatti, parla di molte altre cose.
In maniera dolcissima, assieme alla musica, scorrono i ricordi dell’infanzia, i  sentieri percorsi tra boschi e prati sotto le stelle, la felicità toccata contemplando lo spettacolo di un’alba ad alta quota.
E’ un’ atto d’amore verso la montagna, scenario di tanti miei viaggi e, soprattutto, di tante esperienze di vita che mi hanno segnato positivamente.


 

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